MariSTAeli Catania

Questo “Allenatore di Ammaraggio Forzato” presente a MariSTaeli Catania è complementare a quello chiamata Helo Dunker in funzione presso la Stazione Elicotteri di Luni (La Spezia), entrambi hanno molto in comune ma l’attività che viene svolta su di essi ha delle proprie peculiarità, per capire quelle dell’Helo Dunker vi rimando a prendere visione del testo: VEDI, mentre per il Dilbert Dunker potete continuare la lettura. L’anno di inizio dei lavori per la costruzione del Dilbert Dunker è il 1965, mentre l’anno di entrata in funzione è il 1969. Dopo la recente chiusura dell’impianto gemello che era presente presso la Naval Air Station di Pensacola negli Stati Uniti, quella di Catania è rimasta l’unica struttura del genere al mondo.
La struttura nel suo complesso viene usata in generale per i corsi di acquaticità e sopravvivenza in mare ma, soprattutto, questo peculiare “allenatore” per equipaggi di volo serve ad istruire il personale aeronavigante sulla gestione dello stato di emergenza in cui malauguratamente dovesse venirsi a trovare durante un ammaraggio controllato o forzato.
Per meglio capire il funzionamento volevo spiegare in poche parole in cosa consiste l’ammaraggio controllato, descrivere quello forzato mi sembra superfluo; in caso di avaria non grave del mezzo, il Capo Equipaggio ordina al personale di abbandonare il velivolo e di lanciare eventualmente i materiali presenti a bordo, successivamente si allontana di circa 200 metri e quindi porta l’elicottero a contatto con l’acqua.
Ora passo invece a descrivere cosa troviamo nella struttura del Dilbert Dunker: all’interno del capannone abbiamo una piscina di notevoli dimensioni con annessa una struttura metallica dotata di uno scivolo su cui scorre un simulacro di una carlinga che riproduce quella di un aviogetto. Il funzionamento è abbastanza semplice, magari guardando le immagini si colgono meglio i particolari, in ogni caso mi sembra doveroso provare anche a descriverlo. Come abbiamo detto la struttura è composta da uno scivolo che si immerge in acqua e da una abitacolo mobile, una volta posizionato l’abitacolo a circa metà della rampa, viene fatto sedere all’interno l’individuo che deve effettuare la prova e viene bloccato al seggiolino tramite delle cinghie: l’abitacolo viene sganciato dalla carrucola che lo sorregge scivolando così nella piscina, teniamo conto che la velocità di impatto con l’acqua è di circa 65 chilometri orari, con l’impatto l’abitacolo si rovescia e la persona viene capovolta a testa in giù, a questo punto una volta inserito in bocca il bombolino (autorespiratore) con l’ossigeno il pilota o lo specialista deve: sganciarsi dal seggiolino, andare verso il fondo della piscina simulando di evitare eventuali rottami e quindi allontanarsi, tutto questo avviene con l’ausilio di due sommozzatori professionisti pronti in caso di emergenza.
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Quanto descritto sino ad ora è la parte più appariscente della struttura ma, il Dilbert Dunker è molto di più, vediamo ora come avvengono i corsi dei partecipanti.
Il primo corso è diviso in tre parti per una durata di 60 ore:
- ammaraggio forzato
- sicurezza del volo
- sopravvivenza in mare
In queste 60 ore con un massimo di 4 ore giornaliere consecutive in piscina, l’allievo deve conseguire notevoli capacità di acquaticità, capacità di smontare e rimontare un erogatore ERAV e successivamente utilizzarlo, capacità di interagire in acqua con altri individui e nel caso di necessità creare un team, utilizzare tutti i sistemi di soccorso, capacità di auto gestirsi come unico superstite oppure prendere il comando dei superstiti e sostituire il più alto in Comando nel caso di decesso di quest’ultimo.
Una volta passata questa prima fase propedeutica, vengono fatti eseguire tre lanci come esame finale sul Dilbert Dunker:
- Il primo lancio, una volta sott’acqua l’individuo deve sganciarsi dal seggiolino andare sul fondo della piscina e allontanarsi.
- Il secondo lancio prevede il bloccaggio delle cinghie di sicurezza e una volta in immersione l’allievo deve allentare le stesse e effettuare un movimento con il corpo che gli permette di svincolarsi ed uscire dall’abitacolo.
- Nel terzo lancio, per aumentare il livello di difficoltà, si indossano degli occhialini che oscurano la vista. La mancanza di visibilità, simulata con questo artifizio, serve a creare uno scenario, peraltro abbastanza realistico, in cui l’allievo, imparando a gestire il panico, utilizza al meglio i restanti organi di senso. Operando in queste condizioni, paradossalmente, come mi riportano allievi ed istruttori, tutto avviene con più serenità (se così si può dire).
Una volta conseguite le varie abilitazioni, il mantenimento delle stesse è annuale per piloti ed operatori e triennale per gli specialisti di bordo
La struttura è così organizzata: nove persone in totale, di cui un Capo Nucleo, cinque istruttori subacquei, tre amministrativi, tutti i subacquei sono brevettati presso la Scuola COMSUBIN (Comando Subacquei ed Incursori) dove conseguono il brevetto OSSALC (Operatori Subacquei del Servizio di Sicurezza Abilitati ai Lavori in Carena) e l’abilitazione ORN (Operatore Recupero Naufrago o Recupero Eli Ammarato).
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 English translation

This “Forced Ditching Trainer” installed at MariSTaeli Catania is complementary to that known as the Helo Dunker which is in use at the Stazione Elicotteri at Luni (La Spezia). Both have many elements in common, but the activities conducted on each of these have their own separate characteristics. To understand those of the Helo Dunker the reader should turn to the following description: VIEW, while for an examination of the Dilbert Dunker the reader should continue here. Work commenced on the construction of the Dilbert Dunker in 1965, and the complex became operational in 1969. After the recent closure of the identical facility which was installed at the Pensacola Naval Air Station in the United States, the Catania Dunker remains the only one of its kind operational in the world.
In the main, the complex is utilised for water familiarisation and survival at sea courses, but, and above all, this particular aircrew trainer serves to instruct flying personnel in the management of the state of emergency in which they could be unfortunate enough to find themselves in the the event of a controlled or forced ditching.
To better understand how the trainer functions, it is best that we examine the situation of a controlled ditching, as to describe a forced ditching seems superfluous. In the case of a not too severe fault with the aircraft, the Capo Equipaggio (Crew Chief) orders the occupants to abandon the aircraft, and jettisons any extra material on board: the aircraft then flies about 200 metres away, and is brought into contact with the water.
Compare this with the environment which we encounter withing the structure of the Dilbert Dunker: within the building is a large size swimming pool with a co-located metal structure fitted with a slide, along which runs a mock-up of a fuselage which reproduces that of a jet. Its operation is fairly simple, and a scan through the pictures will give an idea – in any case, it seems pointless to even try and describe it. As we have said, the structure is composed of a slide which extends into the water and a mobile cockpit. Once the cockpit is positioned about half way up the ramp, the individual to be trained is seated inside, and secured by standard seat straps. The cockpit is released from the retention system, and slides down into the pool: the impact velocity with the water is in the region of 65 km/h. On impacting the water the cockpit overturns, and the occupant is upside down: at this point the pilot or crewman places the emergency oxygen supply into his mouth, and then, in order: release himself from the seat, head toward the bottom of the pool to simulate the avoidance of further wreckage, and then move away, all this taking place under the supervison of two professional divers, who stand ready in the event of emergency.
What has been described up to now is the most evident part of the structure, but the Dilbert Dunker offers much more, and we will now examine the details of the courses followed by the participants.
The first course is divided into three sixty hours sections:
-Forced ditching
-Flight safety
-Survival at sea
During these sixty hours, with a maximum of four hours per consecutive day spent in the pool, the trainee should acquire considerable skills in the water, the ability to dismantle, re-assemble an ERAV oxygen supply kit, and subsequently use it, the ability to interact in the water with other individuals, and in the case of necessity to create a team, to utilise all the rescue systems, the ability to cope as a sole survivor, or to take command of survivors and replace the most senior member of the crew in the case that they are dead or incapacitated.
Once the initial training phase is completed, thre final launches are conducted as a final examination in the Dilbert Dunker:
- on the first launch, once under the water the trainee must release himself from the seat, swim to the bottom of the pool, and move away from the cabin.
- the second launch involves the blockage of the safety harness, and once in the eater the trainee must release himself and manoeuvre his body out of the seat and exit the cockpit.
- on the third launch, to increase the level of difficulty, the trainee wears goggles which inhibit vision. The loss of vision, simulated with this device, serves to create a scenario, albeit fairly realistic, in which the trainee, while learning to manage his panic, is taught to make best use of his remaining sensory organs. Operating in these conditions, paradoxically, everything occurs, according to the students and instructors), in almost complete serenity (if it could be called that..).
Once the various qualifications have been issued, pilots and systems operators must undergo an annual check of competence to maintain them, while engineers must go through the check every three years.
The organisation of the structure comprises a total of nine people, of which one is the Capo Nucleo, five are diving instructors, and three administrators. All the divers have been qualified by the Scuola Comsubin (Comando Subacquei ed Incursori – the Italian Navy Special Forces school), where they receive the OSSALC (Operatori Subacquei del Servizio di Sicurezza Abilitati ai Lavori in Carena – Underwater Dockside Safety Service Operator Qualification) and the ORN (Operatore Recupero Naufrago o Recupero Eli Ammarato – Survivor Recovery or Ditched Helicopter Operator) qualification.